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mercoledì 6 aprile 2011

Passaggi al Centro/11

A volte penso a quando tutto questo non c'era, quando "Le Bazze" erano solo tre paginette di un racconto scritto con soddisfazione dopo un periodo di massimo sconforto. Poi sono stati i suggerimenti degli altri a spingermi a provare. In quel momento il timore poteva essere quello di non sistematizzare il lavoro, di perdermi per strada. Di fondo, paura dell'inconcludenza.  E invece anche la fase successiva è arrivata a destinazione. Dopo una falsa partenza di qualche tempo fa, che però era una tappa obbligatoria e resta un conto aperto che prima o poi intendo chiudere. A quella storia, a quei personaggi voglio bene. Nonostante tutte le loro imperfezioni, certe loro immaturità; quella storia è stato il primo tentativo di fare le cose seriamente. C'è un titolo che ricorre in questi giorni, ed è un titolo a cui sono affezionato, a suo modo mi ha portato fortuna anni fa, è il titolo della mia prima storia lunga, settanta pagine lanciate allo sbaraglio, senza tecnica, senza riferimenti, senza niente. Il gusto di scrivere secondo una spinta e l'intenzione di dire qualcosa. Quella storia sta chiusa in una busta gialla che mi sono autospedito a casa per tutelare i miei diritti d'autore. Si chiama "Le Distanze Attuali".

On the edge of whatever.

martedì 22 febbraio 2011

Passaggi al Centro/10

Le date mi fanno paura. Eh sì, è così, il potere eternizzante dei numeri e tante altre storie. Comunque. Mentre il governo entra ed esce da scandali e crisi, io faccio già un primissimo bilancino dela mia personalissima guerra per un sogno precario. Tornato da Roma, ho cercato subito di creare una nuova ed aggiornata lista di contatti sistematica. Direi che ce l'ho fatta; peraltro la buona notizia inaspettata è il successo di aver trovato molti nuovi contatti, semplicemente cercandoli su internet. Rivedendo la sigla di Victor Victoria penso che sia proprio carina. Cantata da Arisa, con Geppi Cucciari e Melissa P. che entrano in studio nel mentre. Parole e coreografia ricordano molto Stasera niente MTV (tunga, tunga tunga, sotto la doccia nemmeno una goccia). Un gusto surreale e nonsense. Autoironico.
Oggi pensavo che forse alla mia età Victoria conduceva già Very Victoria su MTV.

lunedì 21 febbraio 2011

Passaggi al Centro/9

Trovo che Piazza Re di Roma sia molto "narrativa". Ci potrebbero passare molte storie. Anche le stazioni ferroviarie possono essere luoghi molto narrativi.


Nella lista di ciò che riguarda l' essere in guerra di cui parlavo con qualcuno qualche ora fa, ci aggiungerei anche l'immensa rottura di coglioni di una rogna venuta fuori all'improvviso. Stamattina ero a Roma, stasera sarò fino a notte fonda a sistemare i tavoli al bar di una stradina di Milano, perchè il titolare, che poi è anche il mio capo e in fin dei conti anche un amico, si è ammalato. La mia posizione è stare in mezzo.

venerdì 18 febbraio 2011

Passaggi al Centro/8

Per la cronaca, i fiori di zucca fritti del supermercato sotto casa facevano schifo.

Ho incontrato un personaggio che da solo potrebbe bastare per raccontare una storia. E' il ragazzo che lavora qui alla pensione in cui mi trovo stasera. Una specie di schiavo tuttofare. Lo vedi a quasi tutte le ore, praticamente dal mattino presto (la colazione è servita dale 8 alle 9.30 e la prepara lui) alla sera tardi (ieri sono passato dal mio bagno privato - a dieci passi di corridoio dalla mia stanza - e l'ho intravisto. Era mezzanotte e quaranta. Mi è simpatico, come anche il padrone della baracca. Però mi è venuta in mente una storia di immigrazione "quasi alla pari", mi sono immaginato questo ragazzo che per fare un lavoro rispettabile accetta di passare dodici/quattordici ore al giorno dentro questo appartamento adibito a struttura semialberghiera. Verrebbe da chiedersi quanto ci sia di vero e quanto di immaginato, frainteso, condizionato dal pregiudizio. Verrebbe da chiedersi quanta autonomia e tempo libero abbia questo ragazzo. Di origine orientale, direi dai tratti. Si presterebbe benissimo ad una di quelle parodie sulla forza lavoro sottosviluppata. Rosalia Porcaro e il suo "donatore di lavoro", Marco Marzocca e Ariel, "Fatto tutto signò!".
Il dettaglio che stavo cercando di mettere a fuoco in tutto questo ritratto è che questo ragazzo mi è sembrato tranquillo. Non so se contento, ma comunque sereno. Forse ci voglio trovare dentro della rassegnazione. Ma no, non è detto che ci sia dentro qualche stato d'animo estremamente negativo. Magari è tranquillo ed accetta con serena rassegnazione questo lavoro e questa vita perchè non ne conosce altre. Mi rendo conto che, a leggerla, questa storia sembra terribile. Forse non lo è. Forse lo schiavo se la smezza col vecchio, o forse è il suo giovane amante (santo cielo che orrore) e gli fa giusto il piacere di smazzarsi le camere, stirare le lenzuola e preparare le colazioni.
Ma solo finché non gli passa la voglia, sia chiaro.

giovedì 10 febbraio 2011

Passaggi al Centro/7

Guardo una foto che ho scattato alla stazione. Al binario, solo l'altro ieri sul marciapiede di una stazione milanese, erano le sei del mattino. Questa e la metropolitana di Roma piena di gente a tardo pomeriggio sono le due immagini che forse adesso mi rappresentano di più, devo dirlo a Denise. Visto che ne stavamo cercando una.

Quindi, essere in guerra, stare in trincea. Forse è solo questione di assumere la consapevolezza di piccoli scarti di significato, però averlo capito mi sta aiutando ad inquadrare anche tutto il resto. Essere ancora a casa dei miei, la scarsità cronica di soldi, il lavoro che non si trova, insomma la stanchezza e le difficoltà di cui mi lamento tutti i giorni. Tutto questo c'è perchè i tempi sono difficili, questo è innegabile. Ma poi, e questa è la motivazione che non dovrei mai perdere di vista, tutto questo c'è perchè io ci sto provando seriamente. Ho deciso che anni di studio e grandissima passione meritano di non morire così, soffocati dai giorni. Dalle cose quotidiane, dalla vita vera, dal dover diventare grandi. Di certo è dura, lo so, lo so tutti i giorni.

La contropartita è una grandissima paura di fallire, di restare fermo allo stesso punto. E questo genera grande ed impetuoso nervosismo. Ma è il mio rischio di investimento, è uno dei costi da sostenere per questo grande progetto che, è sì professionale, ma che non può non diventare, essere, un progetto di vita. Stiamo parlando di qualcosa di invincibile che si può davvero definire come la manifestazione di una sensibilità artistica. So di avere qualcosa da dire.

Malika Ayane a "XFactor": "Ti brillano gli occhi, maledizione, è raro."

Mi brillano gli occhi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Passaggi al Centro/6

C'è un film che forse sta partendo e si farà senza di me. La Kymera che pulisce le fughe del pavimento sta finendo col diventarmi simpatica. E ancora una volta, come sempre, mi prende il nonsocosa da ultime puntate.  Non dico che mi sarei sentito arrivato, questo no (io non mi sento praticamente MAI arrivato, la mia è una personalità pessimista che si sente sempre ad un nuovo inizio. Umiltà o disfattismo, eh...questo è un confine molto sottile). Però sarebbe stato grande, grandissimo, pensare che un altro pezzo di questo sogno era diventato vero.

sabato 11 dicembre 2010

Passaggi al Centro/5

Gli uffici delle produzioni cinetelevisive sono così belli, così colorati, così nuovi e contemporanei,...così milanesi?

Tutta la Nomentana. Immaginare storie umili e modeste di periferia. Parole urlate e dialettali, pòra ggènte, un gusto estetico che non può esistere perchè non c'è. Aa ggènte nun cià tèmpo, nun cià voja de métte e tendine carucce dentro casa. Cose de frociaroli. Procedo per luoghi comuni logori ed abusati, ma quello che mi viene in mente dal finestrino dell'autobus è questo.

Ore 23.07. Malika Ayane parla in un programma in tv. Mi piacerebbe vedere quello stesso tono, sincero e intenso, nella scena di un film.

giovedì 9 dicembre 2010

Passaggi al Centro/4

Via Grazioli Lante. La Salaria, Salita di Castel Giubileo. Palazzi osceni dall'altra parte della strada, ingombranti insegne pubblicitarie, la zingara alla fermata del 135 direzione Tiburtina. Dietro la pensilina una scarpa da donna e qualche straccio vecchio. Mezzora di autobus, scendere da Roma Nord verso il centro e sentirsi più sicuri una volta abbandonata la periferia. I valori psicologici e le suggestioni visive. Sulla Salaria c'è un centro della Rai, quasi accanto alla sede di Sky, che è di una bruttezza esemplare. Perchè esprime un'estetica antiquata, è una struttura che racconta da sola, continuamente, che è nata per essere funzionale. E' un'infrastruttura, l'importante è che possano avvenire al suo interno le situazioni produttive per cui è stata costruita. Del resto se ne frega. E si vede. E' soprattutto l'insegna, che possiede un fascino triste. Un pannello con la scritta "Rai - Radio televisione italiana" e il logo degli anni Novanta. La Rai come me la ricordo io. La Rai di Viale Mazzini e del Teatro delle Vittorie. Via Mecenate a Milano, intesa come il centro di produzione che c'è lì, ha un'insegna contemporanea, quella con il logo a farfalla.
Avrà un senso estetico tutto questo? O è solo stratificazione cronologica?

martedì 7 dicembre 2010

Passaggi al Centro/3

Film e telefilm ambentati e prodotti qui a Roma. Mi sembra di riconoscerne le strade. C'è uno spot che si chiude su un panorama della città, di quelli classici, con San Pietro sullo sfondo, una vista tipica gianicolense. Anche se poi magari le riprese sono state fatte altrove, ma alla fine non importa. Quello che conta è il risultato finale delle suggestioni, delle sovraimpressioni emotive, di come le persone si sporcano con le macchie colorate della vita che attraversano.

Portarsi via tanti piccoli frammenti di questa città. Portarsi via tanti piccoli "cocci" di questa città. La stazione Termini all'arrivo. Smarrimento latente all'inizio. Essere guardingo. In sostanza, avere cura di me stesso. E un vortice di parole libere che una volta tanto non hanno il preciso dovere di esaurire inequivocabilmente i miei pensieri. La ripartenza è solo nostalgia perchè poi, a questa condizione di fuorisede, mi abituo e allora mi piace ancora di più. I miei tempi, le mie chiavi, il mio portone, la mia stanza. Alla fine riesco a sentirmi sempre a casa.

domenica 28 novembre 2010

Passaggi al Centro/2

"La metropolitana (piena) di Roma ed io. Ma quando alla Sacher Film di Nanni Moretti ed alla Motorino Amaranto di Paolo Virzì le segretarie ti aprono il portone, ti sembra quasi di avercela fatta."

Penso che Roma abbia una magia che non ti aspetti. E' una magia che sta in certe persone. A Milano non so se succede. Sono chiacchiere, battute, scherzi, calore. Te ne accorgi alla Feltrinelli dove ridi con la commessa per la sua andatura e parli di cinesi, di Roma-Saigon e Roma Civitavecchia, di rosticcerie intestate...chiacchieri in un negozio del centro mentre guardi vecchie scatole di Subbuteo con i calciatori come ormai non se ne vendono più. Un indirizzo e due ritrovi gratuiti a settimana tra i subbuteoamatori e pensi che se avessi accettato il trasferimento qui avresti già trovato dei possibili nuovi amici.

E poi, a giornata finita, il commesso della rosticceria che al bancone ti saluta dicendoti "Ciao caro". Insomma, sensazioni da stereotipo, forse sì, però viverle è bello, riscalda. E poi questo quartiere. Essere a Prati senza saperlo. Dire "sto a Ottaviano" ignorando la geografia minima della città. Dettagli che sfuggono, cose banali. Eppure la poetica degli ossi di seppia.

giovedì 25 novembre 2010

Passaggi al Centro/1

Questo diario di bordo inizia così. Con parole macinate nel sudore, sbalzi di temperatura, treni regionali, biglietti giornalieri dell'ATAC, cartina della città accartocciata nello zaino, chilometri camminati da nord a sud, puntando all'est e tornando ad ovest. In questa nuova giornata romana che sta finendo. Con la tv accesa, continuo sottofondo. Domani si torna a Milano. Denise vuole raccontare la mia città, che non è neanche Milano...per vicinanza, semplicità e brevità rispondo sempre "Sono di Milano". E invece no. Sono di un posto lì vicino. Che ad oggi vuol dire ex fabbriche, nuove aree residenziali, tanti scheletri industriali da riconvertire, o almeno da valorizzare per donarli all'estetica della memoria.